La mia metà della mela

Anche la fortuna è bendata a volte. E colpisce a caso chi le sta di fronte.
E’ solo per questo motivo che penso di aver trovato quella che comunemente viene chiamata l’anima gemella, la mia metà della mela, la parte mancante di quel ciondolo a forma di cuore spezzato che si ricompone solo con quei due pezzi e non con altri.

Sì. Io la mia metà perfetta l’ho trovata.
Ora è in bagno che si lava i denti e parla a sproposito.

Condividiamo gli stessi valori, ci piacciono gli stessi film, libri e musica. Beh non proprio tutto, ma quasi. Ci piace bere in compagnia e andare a teatro. Stare svegli fino all’alba e andare alle feste, uscire con gli amici, cenare al ristorante. O meglio ci piacerebbe poterlo fare ancora, un giorno…

Io viaggerei di più e più a lungo e starei sempre al mare. Lui dà a tutti del “lei”, io del “tu”. Queste le differenze più grandi che ci dividono.

Eppure anche se sono consapevole del nostro amore fortunato, non è certo tutto rose e fiori. No. Qui si litiga, si bofonchia e si discute mattino, pomeriggio e sera.
Per un cappotto fuori posto, per una porta sbattuta malamente, per un asciugamano caduto e non raccolto, per una voce alzata un po’ troppo. Spesso arriviamo a sera sfiniti dalla giornata. Dal correre compulsivo a cui siamo troppo spesso obbligati. Stanchi e solo con tanta voglia di silenzio. A volte non ci si capisce affatto e ci si sente così pericolosamente distanti.

Ma poi, basta guardarsi negli occhi un momento, con calma. Abbracciarsi stretti e affondare la faccia nell’incavo del suo collo, il posto migliore dove versare salate lacrime di dolore e sconforto. In quel momento preciso mi ricordo che tutto quello che cerco e che desidero è già qui e dorme con me nello stesso letto da circa 6 anni.

E penso che sono stata fortunata, non trovo altra spiegazione.

Ai miei figli lo dirò. Non rinunciate a cercare la vostra metà della mela, ma sappiate anche tenere gli occhi aperti. Non sia mai che la incontriate e ve la lasciate sfuggire per qualche moto di orgoglio o, peggio, per paura di essere davvero felici.

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