L’alba di un nuovo giorno.

L’alba è tornata a splendere.

Le giornate sono luminose, il mio cuore arranca su, verso una vetta da cui spera, si immagina, di poter osservare un panorama fantastico.

Il panorama di quello che è stato. Passato, finito, andato e che non tornerà.
Il silenzio intorno in questa casa che dorme. La luce che lenta sale dall’orizzonte infinito. I tetti, le case che si svegliano. Il respiro lieve di chi mi dorme a fianco.

L’amore, gli abbracci. I “vorrei che ti vedessi con i miei occhi”. I camparini a secco. I Moscow mule che sono il simbolo dell’estate.

Il vento che fa freddo e il sole che quando esce scotta. Il mare con l’acqua gelida ancora, ma che bello il primo bagno. Io e te, noi due. Un sacco di noi.

Le risate, le litigate, i silenzi che pesano. I messaggi d’amore, l’amore tutto che illumina la mia strada. Le conquiste giornaliere, le sconfitte che segnano il mio cammino senza che questo sia, per forza, il segno di una qualche debolezza. Ci vuole coraggio per perdere. Anzi di più, per essere felici bisogna saper accettare di perdere.

Cercare le persone che contano. “Come stai?” “Cosa fai?” “Ti penso.” A dirci “ci sono” anche se siamo lontani. Sono qui. Tu sei qui.

Aspetto l’estate con ansia, il caldo che mi brucia la pelle, per stare stesa lì al sole con tutte le mie paranoie sull’inadeguatezza di un corpo che cede. Al quale raramente sono grata. Troppo grassa, troppo flaccida, troppa cellulite e pure troppo vecchia.

Ma, in fondo, dai chi se ne importa? E va bene così.
Mangio un panino con la mortadella che dice che è comunista. Leggo un libro, prendo una pausa dalla corsa frenetica. Ascolto i miei figli, programmo viaggi, annuso il profumo dei fiori. Bevo il caffè bollente, alzo gli occhi al cielo a guardare soffitti di foglie, mi fermo e ascolto chi mi parla.

Dico non lo so. Forse non mi interessa più sembrare intelligente. Fingere di sapere le cose. Ascolto musica commerciale, canto a squarciagola stonata, mi commuove un niente. Mi innamoro dei bambini e dei cani. Che hanno gli occhi che brillano. Invecchio, mi dico.

Sì, è così, invecchio. Ma invecchio bene. Con tutta la vita che posso sulla pelle nuda a prendere il vento. E le carezze. E le botte. Di chi passa, di chi resta, di chi se ne va.

Ho di nuovo fiducia, so dove sto andando. La strada è lunga, ma io – stranamente – non ho fretta. Forse è perché ho cominciato a godermi il viaggio. E la malinconia. Che è gioia mista a tristezza.

Che alla fine così è la vita. Con giorni di sole e giorni di pioggia. E anche giorni di nebbia, neve, vento forte e tormente. Ma anche di pomeriggi assolati e perfetti.

La vita è fatta così. Con giorni da ricordare e altri da dimenticare.

Oggi è un giorno fatto di meraviglioso niente. Dove con un sorriso, triste forse, sulle labbra me ne sto qui, a ricordare tutta la vita che è passata e a sognare tutta quella che ancora passerà.

Domani magari non mi basterà. Oggi però, mi pare l’unica cosa che conta.

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