I “mitici” anni ’90

Non dico niente in questo post. Niente, tranne dei ricordi di anni passati, silenzi assoluti e idee divise nettamente tra bianco e nero. Io, che oggi vivo di grigio.

Sono nata negli anni ’80 e cresciuta nei (mitici?) anni ’90 quando ancora non si sapeva che le merendine facevano male e quindi te ne propinavano in quantità smismurata. A 10 anni avevo più o meno lo stesso peso che ho ora, 50 chili. Ho detto tutto.

Negli anni ’90 non si metteva il casco e il motorino era ancora un mezzo di trasporto che non occupava lo stesso spazio di un suv. Andavano le frange, che ora sono tanto tornate di moda, ma più bombate di oggi. I boccoli finti e i leggins a pois o strisce. I maglioni lunghi fino al ginocchio e il basco. Il basco è un errore dell’umanità – lo penso oggi, allora no di certo – così come improponibili scarpe della Fornarina talmente alte che la zeppa in confronto è un tacchetto discreto.

Andavano gli ombretti perlati, la matita intorno alle labbra color marrone, lo zaino Invicta dove potevano tranquillamente convivere i Doors e Gesù.
Degli anni ’90 ricordo la musica strappalacrime, Non è la Rai, il sogno nel cassetto di diventare una rockstar o anche una squallida cantante neomelodica. Ma l’unico pubblico che io abbia mai avuto è la mia immagine riflessa nello specchio.

Ricordo i pantaloni a zampa, il bomber, i vestiti di colore fosforescente.

Sono sopravvissuta indenne agli anni ’90 e alla mia adolescenza, con ancora un minimo di autostima, grazie al fatto che non esistevano i social e gli smartphone con cui immortalare ogni mio stupido pensiero o abbigliamento trash (che oggi non indosserei nemmeno a Carnevale).

E ricordo me, alle soglie di un’adolescenza complicata. Di tre anni di silenzio senza mai parlare. Di amici che non avevo e che ho trovato poi. Dei primi amori. Che mia madre ha ritrovato i miei diari dove parlavo di essermi innamorata di un certo Max e anche se mi sforzo, proprio non mi ricordo chi diavolo sia. Anni di amori facili e pianti dimenticati in fretta.

Di libertà, ma non troppa. Di voglia di vivere tutto d’un fiato. Di un oggi, solo oggi e non riuscire neppure a immaginare l’esistenza del domani.
Mi ricordo le certezze assolute e inconfutabili, il dire sempre no per essere contro, l’eskimo e i rasta che sfoggiavo col sorriso, le serate in spiaggia a cantare a squarciagola, le notti in discoteca.
Mi ricordo sì il mio primo vero, e unico, grande amore. Quanto il cuore mi batteva forte e il suo sorriso con le fossette.

La lontananza improvvisa e necessaria. Tutte le domande e nemmeno una risposta (beh quello, a dire il vero, è così ancora oggi). Il bianco e il nero e nessuna via di mezzo. Io, che oggi, vivo di grigio, nel grigio e col grigio.

Chissà cosa ricorderà mio figlio della sua adolescenza.
Della mia ho dimenticato tutto il dimenticabile e ho tenuto stretti pochi ma fondamentali ricordi.

Di me e di lui. Che ancora oggi aspetterò qui, a casa nostra, per cena.

 

Ringrazio Giovanna Gallo, perchè del tutto inconsapevolmente, con le sue Eroine Multitasking mi ha fatto tornare in mente tutti questi ricordi. Così, per inciso, il suo e-book merita decisamente di più.

Photo credit: Polvere di cacao AliexpressE poi una mattina

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