La montagna, la neve, le storie e le leggende. E poi Gianni Rigoni Stern

Sono una donna di mare, io.
Sono cresciuta a Rimini dove vivo. Qui la montagna più alta è una dolce collina dove crescono ordinati filari di viti e silenziosi ulivi che sembrano avere lo sguardo rivolto anche loro verso il mare. Il nostro amato e maltrattato mare.

La montagna non è nelle mie corde. Io non conosco le ripide pendenze, la salita mi stanca, i rumori improvvisi di chissà quale animale mi spaventano, eppure…

Eppure sull’altopiano di Asiago ho scoperto una calma nuova dentro me. La calma di paesaggi che scorrono lenti fuori dal finestrino del pulman, di tornanti e impervi pendii, di un verde intenso coperto da una neve fuori stagione. Proprio per questo ancor più suggestiva e affascinante.

Altopiano di Asiago

 

Io e le scarpe da trekking

Sentire il freddo che ti punge il naso appena scendi e cercare quelle scarpe da trekking che decisamente le scarpe a tennis di tela qui non vanno bene. Coprirsi la faccia e sentire comunque il gelo che ti entra dentro, fin nelle ossa, ma non è una sensazione spiacevole. Anzi. Mi sento come rinfrescata. Respiro un’aria che non ricordo, un’aria di tempo che passa, di lenti passi che salgono e scendono per quel sentiero di sassi e terra battuta, un’aria pulita, senza smog e senza inutili rumori di traffico cittadino.

Sento una voce bassa e calda che racconta di piante e pascoli e prati e occhi che sorridono che scrutano un orizzonte che orizzonte non è. Perchè si ferma poco più su, sulla cima di un monte, dove un camoscio appare e subito scompare. Sento una voce pulita di chi racconta storie di guerra e dolore e sangue e stento a immaginare che tanta bellezza possa essere deturpata dall’uomo, dalla sua rabbia e irragionevolezza.

Sto lì a guardare davanti a me una valle attorniata da monti. Sento che qui potrei restare qualche tempo a cercare nel silenzio me stessa. A tentare di smettere di correre frenetica verso nessun dove.

Gianni Rigoni Stern

 

Potrei stare qui a parlare del nome del mio futuro figlio con Gianni Rigoni Stern (sì è proprio il figlio di Mario). Sentire i suoi nomi improbabili e sorridere con lui dei suoi racconti. Oppure, anche solo semplicemente, stare qui insieme, senza dire niente, guardare fuori dalla finestra la notte che scende e il nero del cielo rischiarato da stelle e luna.

Potrei davvero.  E chissà che non ci torni presto da sola a cercare di nuovo un po’ di quella pace e quel placido scorrere del tempo che mi hanno conquistata. Chissà.

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6 Comments
  1. Che bel racconto Vale…credo che ogni tanto la montagna vada vissuta, meglio se da soli.

    Io d’estate appena ho tempo, cerco sempre di andarmi a rigenerare con qualche camminata nei boschi. Credo che al giorno d’oggi sia l’unico modo per staccare davvero

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