Questione di fede

Cercherò di affrontare questo argomento delicato con sincerità e rispetto.

Una premessa doverosa nei confronti di chi si prenderà il tempo di leggermi è: io non credo.
Non è una provocazione, gli amici intimi lo sanno già. Semplicemente non sono credente.
Nemmeno però combatto una crociata contro un qualche dio o contro chi ha fede, anzi, penso sia bellissimo credere. Sono felice per chi ha una certezza che a me manca. Per chi sa, quando invece io non so proprio niente.

Detto questo ora si pone davanti a me un dilemma. Mio figlio l’anno prossimo frequenterà la scuola dell’infanzia (quella che ai miei tempi chiamavamo banalmente asilo) e, insieme al modulo per l’iscrizione, me ne hanno dato un altro dove devo scegliere già da ora se frequenterà o meno l’ora di religione.

Non fraintendetemi, ma da non credente, mi sembra eccessivo fare un’ora di religione (cattolica ovviamente) già dall’età di tre anni.
Certo che voglio che mio figlio festeggi il Natale e la Pasqua e che ne so quale altro avvenimento importante. Certo che se vorrà fare il presepe lo faremo. Che se mi chiederà se esistono gli angeli gli dirò di sì. Certo che se mi chiederà dove vanno le persone che muoiono gli dirò che vanno in cielo, da qualche parte sopra le nuvole, dove c’è sempre il sole e non è mai nè troppo freddo nè troppo caldo, e dove tutti mangiano quello che vogliono e stanno sempre bene e si gioca e ci si abbraccia e si ritrovano tutte quelle persone care che è tanto tempo che non vedi più.

Non vorrei però che qualcuno gli insegnasse prima del tempo in cosa deve credere. Vorrei potesse scegliere liberamente, un giorno, quando sarà in grado di capire.

Allora voi ora ditemi, cosa devo fare?
Seguire quello che mi dice la mia coscienza e barrare la casella del “no” con il rischio di farlo sentire escluso, diverso, solo e forse emarginato?
Oppure cedere all’abitudine, alla maggioranza di coloro che sceglieranno il “sì” anche se come me non sono credenti o professano un’altra fede?

La mia scelta io l’ho fatta e citando Robert Frost “Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta, ed è per questo che sono diverso”.

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11 Comments
  1. Io credo che la conoscenza della religione sia solo uno strumento in più nella cassetta degli attrezzi che dai a tuo figlio per affrontare la sua vita. Starà a te poi accompagnarlo in questa scoperta ed essere pronta a rispondere alle sue domande.
    Io sceglierei sì, ma non per cedere all’abitudine, per dargli un opportunità.
    Se non conosce le cose, non potrà poi neanche sceglierle da sè :)

  2. Cara Valentina, mi chiamo Claudia, a volte passo di qui e mi piace ciò che scrivi…io, come te, sono una non credente e come te, provo una sana invidia nei confronti di coloro che invece sanno a chi rivolgersi quando sono in difficoltà e che si sentono protetti “sotto le ali di Dio”.
    Ma ricordo con piacere le lezioni di religione a scuola perchè era un buon pretesto per stare coi compagni in leggerezza. E ricordo anche il catechismo e le domeniche a messsa coi genitori. Non per questo ora sono credente.
    Crescendo, ho capito qual’era la strada che volevo percorrere, senza paura ne rimorsi. Nessuno mi ha obbligata ad una fede.
    Io non sono mamma ma se lo fossi, senza dubbio, farei fare lezione di religione ai miei figli perchè siano liberi di ascoltare e capire, di stare con gli altri bimbi e di condividere.
    In bocca al lupo.

    • Grazie mille anche a te Claudia,
      con le tue parole mi stai facendo riflettere.
      Anche se credo che resterò della mia opinione, ma con molta più serenità di prima.

  3. Molto semplicemente una domanda.
    Qual è l’alternativa che offre la scuola all’ora di religione?
    Se è il nulla. Meglio l’ora di religione.

    • Ma non potrebbe essere che l’alternativa all’ora di religione è il nulla perchè sono sempre una piccola minoranza a non frequentarla?
      Se magari fossero di più i bambini diventerebbe normale proporre delle alternative (che temo ora non ci siano).
      In ogni caso, per me, è anche e soprattutto un problema di coscienza che non si risolve con questa semplice domanda.
      Sarebbe stato tutto più facile e credo non ci avrei scritto un post. Però grazie comunque del consiglio :)

    • Beh vedi Giovanni,
      in questo la pensiamo diversamente. Credo che uno dei valori più importanti da insegnare a un bambino sia la coerenza.
      E io, giuro, ci provo a essere coerente.
      Se poi vedrò che soffre e per lui è un problema, ritornerò sui miei passi e farò come consigli tu. Grazie per essere passato di qua e per il tuo commento.

  4. la cosa peggiore che potresti fare è dare a tuo figlio un esempio di comportamento incoerente. Se un domani dovesse chiederti “perchè mi hai battezzato se non credevi in Dio?” dubito riuscirai a dare risposte pienamente convincenti. Avvaloreresti in lui l’idea che a volte si può essere falsi e andare contro le proprie idee. Più o meno quello che fanno i genitori che si dichiarano cattolici, battezzano i figli e poi non vanno in chiesa per anni. Non conosco certo la tua situazione, mi permetto di supporre che il contesto e la pressione sociale in cui sei cresciuta tu fosse un tantino diversa da quella in cui sta crescendo la tua bambina, non foss’altro perchè è trascorso qualche anno.

  5. io sono buddista, lo sono diventata a 30 anni, ma i miei genitori mi hanno solo battezzato. Hanno ritenuto che avrei potuto scegliere da grande e l’ho fatto. prima dei 30 credevo (?) in un Dio, che non sapevo neanche quale fosse, ma vivendo in Italia sempre dello stesso si parla, quello del Papa, ma era un’idea mia di DIo, non quella che ti insegnano a catechismo, un senso di spiritualità dentro di me che poi ha confluito nell’incontro con il buddismo, che mi rappresenta totalmente e ha fugato tutti i dubbi che quella figura di Dio, S-conosciuta, comunque mi portava ad avere. Ecco ringrazio i miei genitori, perché nonso se avrei avuto la stessa mente disposta a metterlo in dubbio quel Dio del Papa, se avessi frequentato chiesa ecc per tutta la mia vita da bambina.
    ai miei figli, quando ho dovuto scegliere ho messo la crocetta sul NO, e stanno benissimo, anche se magari erano in 4 ragazzini a giocare e non tutta la classe. con loro c’erano per lo più figli di immigrati, che ovviamente seguivano un’altra religione e qui mi pongo la domanda ” ma perché una scuola statale che accoglie tutte le persone, deve insegnare religione cattolica? se vado in una scuola privata di suore e preti posso capirlo… scusa l’ultima frase polemica, ma me lo chiedo. poi so anche la risposta.
    un abbraccio

    • Grazie Ester,
      per il tuo commento e per quello che mi hai raccontato della tua esperienza di mamma.
      Io spero che la coerenza paghi, anche se è la strada più dura.
      Un abbraccio forte a te e a tutta la tua splendida famiglia.

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