Nostalgia canaglia

“Il pensiero di un uomo è innanzitutto la sua nostalgia.”
(Albert Camus)

La nostalgia è canaglia. Così si dice. Ed è vero. Ti prende il petto e l’opprime, ma dolcemente, senza troppo dolore.

La nostalgia per me è quelle due signore di mezz’età che ho visto cantare a voce strozzata una canzone russa, sedute fianco a fianco, nel parco vicino casa, in una fredda giornata di nebbia.
E’ il ricordo dei miei 20 anni, spensierati e folli. E il mio voler vivere a tutti i costi, tutto d’un fiato. Fino a non lasciare indietro niente. E’ quella pianura padana che sento fin nel profondo dell’anima, come una seconda pelle.

Reggio Emilia

E’ il primo campeggio a rimirare le stelle cadenti che erano mille milioni e per ognuna un desiderio diverso. I sogni a occhi aperti su un futuro che in parte ho e, in parte, non avrò mai.

Il Portogallo e quel fado inaspettato, così stuggente da togliere il fiato. Parigi e due amiche. Il mio mare d’inverno e il tempo, che non ho più, per scrutare il suo orizzonte per ore a schiarirmi l’anima e i pensieri. La Basilicata, gli amici e la sua desolazione struggente.

Craco Bailicata

Il primo bacio di Leo e la neve che cadeva fitta. Una Sicilia assolata e desolata. Occhi di cervi e sentieri sterrati bui e cieli fitti di stelle in una Sardegna che ancora non so.

Le poesie lasciate a metà e i libri che mi hanno accompagnata sempre.

La nostalgia è questo sorriso a mezze labbra che mi accompagna, il tempo che ho perso e quello che avrò. E’ il mio diventare, ogni giorno un po’ più grande. Perché così è la nostalgia.
La nostalgia canaglia che fa di me quello che sono.

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