L’importanza delle parole tra uomini e donne (lettera aperta ai miei figli)

Cari amori miei,
state crescendo, giorno dopo giorno.
Io vi guardo ammirata e sospiro al pensiero che sono passati così in fretta questi anni. E già so che passeranno veloci anche i prossimi e ci ritroveremo con i miei capelli imbiancati e i vostri sorrisi adulti.

State crescendo amori miei, in quest’epoca di follia e guerra, di violenza reiterata, di uguaglianza di genere che va difesa con i denti e le spade sguainate.
In questo tempo in cui le donne vengono uccise da chi dice di amarle e ogni volta che leggo, ascolto o mi raccontano una di queste notizie io penso a loro, a queste donne e agli uomini. Tutti gli uomini, voi compresi.

Penso che troppo spesso viene sottovalutata l’importanza delle parole tra uomini e donne.
Invece le parole contano.

Ecco il perché di questa lettera aperta amori miei. 

  • Non diteci mai “Tu sei mia”.
    Perché nessun essere umano appartiene a un altro, soprattutto quando ami una persona, lei non è tua. Io sono mia e di nessun altro, non appartengo a nessuno e nessuno mai mi potrà possedere.
  • Non pensate “Se mi lasci divento pazzo”.
    Io lo so che avete abbastanza forza dentro di voi per resistere al dolore e, forse, alla vergogna di essere lasciati.
    Solo i poveri di cuore, gli inetti dei sentimenti, chi non ammette il proprio fallimento e quindi è sempre un fallito, può pronunciare una frase del genere. Noi tutti siamo stati lasciati a volte, e il dolore non ci ha resi pazzi, solo esseri umani migliori.
  • Non dite mai e poi mai “Se l’è andata a cercare.”
    Cosa? Come? Quando? Perché una donna dovrebbe cercarsi qualcuno che la umilia, la violenta, la picchia e infine la uccide? Rispondetemi ora. Cosa? Come? Quando? Perché?
    Nessuna se l’è mai andata a cercare.
  • Non pensate nemmeno “Cosa vuoi che sia, uno schiaffo ogni tanto ci può scappare”.
    Perché, ve lo giuro, uno schiaffo non ci può scappare. MAI.
  • Non offendeteci chiamandoci “puttane”.
    È un insulto che ferisce così in fondo al cuore che voi nemmeno ve lo immaginate e poi, vorrei sapere chi vi dà il diritto di giudicare la nostra vita.
  • Non diteci “Io sono bravo, ti aiuto in casa, con i bambini”.
    Voi non ci aiutate, voi siete il 50% della vita familiare che abbiamo costruito insieme. Non ci state aiutando. State facendo quello che è normale e volete farci credere che non lo sia.

Ricordatevi che la “banalità” del linguaggio ferisce nel profondo. Parlo a voi e a tutti gli uomini che sapranno capirci. A ogni singolo uomo che voglia capirci.

  • Ogni singolo uomo che sappia ammettere senza paura che non siamo sue, ma lo amiamo comunque.
  • Che se dovessimo lasciarlo può sopravvivere al dolore, magari con rabbia, ma sopravvive. E lascia noi vive e libere.
  • Che sa benissimo che nessuna di noi si è mai andata a cercare botte, violenze, stupri e morti, ma che siamo state vittime.
  • Abbiamo bisogno di ogni singolo uomo che sa che nessuno schiaffo ci può scappare mai, che la rabbia può essere espressa a parole, con lacrime magari anche. Perché sì, ve lo giuro, anche gli uomini possono piangere. E piangere non ha mai ucciso nessuno.
  • Che se ci devono offendere usano la parola “stronza” perché non è l’aspetto sessuale che determina la nostra relazione.

Le parole contano amori miei. Non lasciate che la banalità del male si insinui nelle vostre vite.
Allora, solo allora, potrò tirare un sospiro di sollievo e pensare che, tutto sommato, come mamma non sono stata poi così male.

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