La verità mi fa male

La verità mi fa male, lo so” cantava una celebre canzone, ed è proprio così.
Mi fa talmente male che non riesco nemmeno a dirmela in faccia da sola e me ne sto qui a tergiversare con me stessa, a sviare il problema, a girarci intorno, a raccontarmela.

La domanda che ogni (?) donna diventata mamma si trova di fronte, terminato lo splendido periodo di maternità, è: “A cosa sono disposta a rinunciare?

E io che di rinunce non ne so fare mai, che mi pesano sul cuore come un macigno, sono qui a soffrire in questo assolato pomeriggio di un’estate ormai finita. Sono qui, sola con me stessa e questa pagina bianca di fronte, a chiedermi e a chiedervi, che devo fare?

Rinunciare al mio lavoro, alla mia crescita professionale? O dovrei forse penalizzare la famiglia cercando nuove sfide e nuovi impegni?

Con la nascita del mio primo figlio sono stata tanto fortunata da non essermi trovata in questa impasse, ora ci sono. Ferma qui, che non so se sia meglio rimanere immobile o correre via veloce, senza voltarsi indietro.

Questa risposta che cerco dentro me e non trovo, mi assilla e mi toglie il sonno. E già so che qualunque scelta farò, sarà una scelta che mi farà pentire. Ecco quel che più mi spaventa.

La mia eterna insoddisfazione.

E il fatto che in Italia difficilmente riescano a convivere maternità e crescita professionale.

E voi davvero, foste al posto mio, che fareste?

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15 Comments
  1. Ciao Valu,
    vero che in Italia matenità e lavoro non convivono e che io che non sono mamma non posso darti un consiglio pratico ma condivido un pensiero che, spesso, mi aiuta a essere serena. Poco tempo fa, la responsabile scientifica di una grande multinazionale italiana, mi disse: “Vedi, Elena, quando sono rimasta incinta di entrambi i miei figli credevo che non avrei potuto fare carriera. I primi anni sono state corse e cammini ardui poi i figli sono cresciuti e io mi sono concentrata sul lavoro. Il problema delle mamme che tornano dopo la gravidanza è che sono sfiduciate, perchè vengono educate dagli uomini a pensare che il treno possa passare una sola volta. Non è così e le donne devono diventarne consapevoli. C’è un tempo per crescere i figli, un tempo per fare carriera, un tempo per riposare. Non fare l’errore di sovrapporre tempi diversi e non essere ansiosa di giudicare la vita subito.”
    Ho fatto una sintesi per incoraggiarti a pensare ai tempi diversi della vita e a non pensare più che il lavoro è ora o mai più.
    Un abbraccio

  2. se hai occasione di partire, capisco che sia una decisione dura ma i figli con un bagaglio di esperienza all’estero ne gioverebbero sicuramente e poi certo le difficoltà non mancherebbero ma quelle ci sono sempre pure in Italia dove la parola semplice non esiste…. nenche nell’allevare i figli… Io sono nella fase discendente, un lavoro che non mi da soddisfazioni ma me lo tengo stretto di questi tempi ma voglio cercare altrove perchè almeno dal mio punto di vista se professionalmente non ci sono sbocchi mi godo di più la famiglia e il lavoro diventa semplice fonte di sostentamento…ognuno deve però valutare bene le proprie realtà e decidere di conseguenza….io voglio mettere in primo piano la mia famiglia perchè aspirazioni professionali attualmente non ce ne sono….

    • No, non partirei. Mi chiedo solo se sarei in grado di affrontare un nuovo lavoro a tempo pieno con un bambino di non ancora tre anni e uno piccolo di appena due mesi. Il tuo ragionamento sul lavoro non fa una piega, ma sinceramente mi pesa molto il pensiero di dover in qualche modo “tornare indietro” professionalmente parlando…
      Grazie per essere passata di qua e per il tuo commento :)

  3. io mi sono trovata in una situazione differente…diciamo pure l’opposto. nel senso che quando avrei dovuto iniziare il lavoro non c’era più….ma era il primo figlio. e situazione probabilmente diversa. non so come ti senti in questo momento,se il lavoro ti manca, se forse non sai se riesci a fare tutto….io un vero e proprio consiglio non ce l’ho, però ho qualche esempio in famiglia. e ti posso assicurare che vedo il sorriso a chi il lavoro ce l’ha. certo immagino che sia durissima ri-iniziare il ritmo precedente a quella furia che stravolge la vita che è la maternità ma in questo momento a me per esempio manca avere anche un piccolo lavoro, i miei spazi..i miei colleghi…sapere di avere i miei soldini e di contribuire alle spese. pensaci….solo questo e non mettere tutto nel bulirone.il tempo per pensare (non sembra lo so) ma ce l’hai.per quanto riguarda invece l’Italia su questo si sà,hai ragione…siamo indietro,passamelo,come le palle del cane….orari assurdi e pochi diritti.mettiamoci anche la crisi…..un casein!

    • Grazie Gioia,
      di lasciare il lavoro proprio non se ne parla. Credo che diventerei matta (più di adesso intendo…)
      Un abbraccio forte e grazie davvero!

  4. ciao ho due figli di 6 e 10 anni. dopo entrambe le maternità sono tornata al lavoro (quando i bimbi avevano circa 7-8 mesi). mi pesa più ora, ti dirò. ora che sono consapevolissimi che io non ci sono tutto il giorno e che invece le altre mamme sono sempre lì a portare i loro figli di qua e di là. non posso permettermi di lasciare il lavoro, ma non ho avuto crescita professionale negli ultimi 10 anni. stesso ruolo di sempre e via e nessuno che rispetta le mie scelte (eh ma tu sei organizzata, hai chi ti tiene i figli, è il commento che odio di più). c’è sempre qualcuno che fa scelte più scelte delle mie. mi pesa tanto, e quest’anno mi pesa ancora di più. dovrei inventarmi qualcos altro, ma lasciare un lavoro a tempo indeterminato in un’azianda che tutto sommato funziona sarebbe stupido e avventato. la mia missione allora è cercare di passare del tempo di qualità con i miei figli quando posso nel week end e nelle vacanze. quindi (purtroppo) cura essenziale della casa e molto tempo insieme ovunque, che sia al museo o in gita, con gli amici o senza. insieme a fare cose speciali e vivere la vita che durante la settimana è sempre tirata sui tempi e un po’ di corsa. pare che i miei figli dicano che io ci sono sempre, e ti assicuro che non è vero, a me sembra di non esserci mai e quanto mi fa male quando devo stare in ufficio fino alle 20 o alle 21……
    Qualsiasi scelta tu faccia sarà faticosa, ma cerca di essere il più serena possibile!!! e mi raccomando in bocca al lupo!!!

    • Grazie Clara per aver condiviso con me la tua esperienza che mi fa riflettere ancora di più… Cercherò di fare chiarezza dentro di me prima di prendere qualsiasi decisione. Grazie ancora!

  5. Il problema vero è l’Italia e il sistema del lavoro in Italia. Dovremmo non doverci mai trovare a porci le domande che, giustamente, ti stanno tormentando e togliendo il sonno ;)
    Se emotivamente può essere duro staccarsi da un esserino che per mesi è stato tutto il sacrosanto giorno – e la sacrosantissima notte – con noi, dal punto di vista pratico questo non dovrebbe costituire un problema, nel senso che dovremmo essere nella condizione di poter dedicarci al lavoro e agli impegni professionali senza per forza “rinunciare” a vivere i nostri figli (e viceversa). e aggiungo: come le madri, anche i padri dovrebbero poterlo fare (ma forse non sono culturalmente pronti? ma questo è un altro discorso). Io ho una bambina di 1 anno e un’altra in arrivo e in certi momenti mi sento totalmente fuori dai giochi, finita dal punto di vista lavorativo e mi domando cosa riuscirò a fare quando anche la seconda sarà cresciutella se il mercato del lavoro non prevede spazio per donne sopra i 30 e con 2 figli. reinventarsi imprenditrici di se stesse? volentieri: datemi soldi e possibilità per farlo!
    non ti ho aiutata, lo so, nella tua difficile decisione.. ma condividere le riflessioni fa sempre bene. in bocca al lupo!

    • Sara grazie,
      per essere passata di qua e per il tuo commento.
      Sono pienamente d’accordo con te, condividere riflessioni, emozioni e paure fa sempre bene. Incrocio le dita per te e per me.

  6. Pingback: Ho scelto: me ne vado. | Nessun dorme

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