Esattamente 14 anni fa (lettera aperta a Marvulli)

Esattamente 14 anni fa (o quasi) scendevamo da un treno che ci portava in una ridente cittadina, Reggio Emilia.

Il sole a settembre non era ancora coperto dalla nebbia. Quella nebbia che così io non l’avevo vista mai e, ci posso scommettere, neanche tu. Una nebbia che ti tocca guidare a fari spenti e con la testa fuori dal finestrino, sperando in dio o nella fortuna di non finire nel fosso che tu sai che è proprio lì, a lato della strada.

Dicevo, esattamente 14 anni fa ci siamo conosciuti.
Entrando insieme in quell’aula tristemente spoglia, in un giorno qualunque che non ricordo più che tempo facesse.

E’ stato quel giorno che ho trovato un amico. Un amico di quelli che il tempo passa e non te lo dimentichi mai. Uno di quelli che sai che puoi contarci anche a mille chilometri di distanza, anche dopo mesi di silenzio. Uno di quelli che restano e che contano.

Insieme abbiamo invaso le strade della città, bevuto aperitivi alcolici a fiume, aspettato mattina solo per il gusto di andare a letto con il sole negli occhi. Abbiamo riso forte fino a farci venire il mal di pancia, abbiamo pianto, ci siamo tenuti mano nella mano. Abbiamo perdonato sbagli e errori, siamo rimasti in silenzio, abbiamo visto qualcuno andare e non tornare più. E ci siamo stretti ancora più vicini, ancora più forte.

Mi ricordo un viaggio in Portogallo quando la radio suonava troppo forte e, giuro, andava abbassata. Gli aperitivi molesti al Messico, e poi al Mirò e poi da Spritz e poi al Planet. Mi ricordo (forse…) le serate universitarie finite male, con troppo schifo intorno e un cerchio alla testa che quello sì, non si può dimenticare.

Notti passate sul cesso e mattine perse a riprendersi. Mi ricordo perchè Papasito si chiama Papasito. Un bottiglia vuota di gin che ora non lo bevo più. Le feste in casa e i carabinieri a mezzanotte. Le gite nel mezzo del nulla della pianura padana e l’inconfondibile odore di concime e bestie.

Mi ricordo troppe cose che non posso proprio dire. Ma tu le sai.

Mi ricordo l’Arcuri al risveglio con, in bocca, una di quelle squisite salsicce secche delle adorabili cugine Iannibelli. Le suonate con la chitarra e la preparazione degli esami. Mi ricordo come era bello avere 20 anni. Il mio soprannome ingiusto (e anche quello della Bea e della Moni) solo perchè io studiavo e tu, non so. Ma ora sei tu che stai a Cardiff (o giù di lì) a fare il ricercatore e io sono rimasta qui, ad arrabattarmi.

E poi penso a quanto è bello che 14 anni dopo ci siamo ancora tutti. O quasi.

E spero che tu sarai felice e che resterai il Marvulli che ho conosciuto, anno dopo anno dopo anno. E quando chi ti incontrerà in vecchiaia penserà che sia colpa dell’Alzheimer, io saprò la verità.

E la verità è che sei semplicemente tu. Adorabilmente fuori come sempre .

Non cambiare Lori. E auguri di cuore.
Valu.

 

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One Comment
  1. Valu grazie!
    Rileggero’ e rileggero’ queste parole, e pensero’ a tutti i nuovi ricordi che si accumulano con gli altri. Come dice Bea, e’ anche colpa vostra se sono cosi’… dunque se cambio, sara’ perche’ siete cambiati anche voi. Che bella cosa che e’ l’amicizia.
    Un abbraccio fortissimo, e a presto.
    Marvulli

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