Principi della Psicoterapia della Gestalt

[Che cos’è la Gestalt?
Per me, ormai da diversi anni, è un percorso di vita. Un quotidiano domandarmi “Cos’è che mi piace?” “Cos’è che voglio?” “Cosa sento e come mai lo sento?” e altre numerose domande con le quali non voglio tediarvi.

Ho deciso così, grazie a una domanda innocente di un’amica, di cominciare a scriverne un po’. Ogni tanto, così come mi viene, senza nessuna pretesa di serietà, sia mai!
Quindi eccoci.]

Questo articolo di Anna Ravenna ha saputo veramente emozionarmi. Parla dei fondamenti della Gestalt. Così, vi scriverò di quello che mi ha colpito (rimandandovi alla lettura dell’articolo completo che ovviamente è più esaustivo e scritto meglio di questo post):

1) Noi siamo un’orchestra di strumenti che può suonare in modo armonioso o stonato, che può alternare momenti di grande sinfonia a altri di assoluta cacofonia.

Come un’orchestra si impegna per produrre una melodia, così noi ci impegniamo per cercare di avere una vita piena, equilibrata, felice.

Ma “Gestaltisti si nasce o si diventa?La risposta, data sempre da Anna Ravenna in un suo intervento in video conferenza, è qualcosa di meraviglioso e inquietante al tempo stesso, che a me dà un grande senso di libertà e responsabilità: “Gestaltisti si diventa e con grande fatica”.

L’idea di base della Gestalt è che si voglia stare bene o meglio, nella propria vita, che desideriamo avere rapporti più soddisfacenti con gli altri e con noi stessi. L’idea che questo non sia affatto scontato, ma frutto di lavoro e impegno, cadute e risalite è qualcosa di meraviglioso.

2) La Gestalt poggia sul sentire.

In termini più difficili potremmo dire che la Gestalt ha un approccio fenomenologico – esistenziale.
La domanda di base di ogni gestaltista è “Cosa sento?”

Mentre mangio, bevo, parlo, vado al lavoro, quando quel tizio mi suona il clacson mentre attraverso le strisce pedonali.
Cosa sento mentre tendo la mano al ragazzo al semaforo che mi chiede due spiccioli, cosa sento quando mio figlio non vuole obbedirmi, cosa sento quando il mio collega mi risponde in modo maleducato?
Cosa sento mentre osservo le onde del mare, il soffio del vento tra i miei capelli, il verde delle fronde degli alberi a primavera?
Ogni gestaltista si fa questa domanda centinaia di volte al giorno, ma oltre a questo domandarsi cos’è che sentiamo, va attribuito un senso al nostro sentire.
Siamo noi, cioè, che attribuiamo un senso all’abbraccio di un amico, al sorriso per strada di uno sconosciuto, al telefono sbattutoci in faccia.
Siamo noi, e noi soltanto, a dare senso alla nostra vita. Che meraviglia è?

3) Ora tra quel che sento e quel che voglio fare di mezzo c’è il libero arbitrio (Cit. Paolo Quattrini).

Cosa significa? Significa che sono libero, libero, libero di fare quello che voglio. Posso scegliere se subire in silenzio, urlare di rabbia, correre via, ballare, cantare e tutte le azioni più disparate che mi vengono in mente purché si tratti di esprimersi e non di agire una qualche forma di sopraffazione sull’altro.

Possiamo scegliere, che per me è la base della felicità stessa.
Scrive Anna Ravenna: “Nel modello gestaltico si distinguono comportamenti automatici funzionali (es. camminare) e disfunzionali, a questi ultimi si dà il nome di gestalt fisse; si tratta di comportamenti cristallizzati non più adeguati al contesto di vita attuale. Ma i comportamenti sono solo la punta dell’iceberg in quanto ogni comportamento si fonda sulla personale lettura del contesto e, in ottica gestaltica, il mondo emozionale gioca un ruolo fondamentale su questa lettura. È la modalità di gestione del vissuto personale, quindi del proprio sentire, che spinge gli individui a muoversi in una direzione piuttosto che in un’altra: gestire la paura di fronte ad un pericolo può esitare nella paralisi, nella fuga o in un atto eroico che altro non è se non un agire con paura. È proprio questo il livello in cui lavora lo psicoterapeuta della Gestalt: il setting appare allora come un nuovo contesto esperienziale con nuove possibilità espressive con funzione di nuove conoscenze riequilibranti .

4) La Psicoterapia della Gestalt cerca di trovare o ritrovare un nuovo equilibrio tra le nostre varie istanze psichiche e si basa sulla relazione tra assistito e chi assiste, in questo caso lo psicologo o psicoterapeuta.

Anche questa affermazione è di una meraviglia unica, la terapia è una relazione. Il terapeuta è lì in quanto persona specifica, per il cliente e con il cliente, ma è sé stesso. Questa relazione autentica è già di per sé terapia.
“Paradigmatico per  questo cambiamento è il processo terapeutico fondato sulla relazione costruita attraverso il dialogo intersoggettivo tra due persone prima ancora che tra curante e curato, dialogo animato da un contatto affettivo tra individui che si confrontano nella loro alterità.
Inoltre si parla di nuovo equilibrio, quindi non sempre si sta meglio, a volte si sta decisamente peggio, ma nel complesso la qualità della vita di un individuo risulta più piena, lui ne risulta più soddisfatto.
Lo psicoterapeuta non esprime alcuna verità, ma attraverso la propria esperienza, il proprio sentire, la propria fantasia offre all’altro la possibilità di aprire nuove finestre sul mondo.”

La Gestalt è un modo di vivere, a volte meraviglioso, a volte difficilissimo. Include concetti come libertà, responsabilità, desiderio, emozioni (tutte, anche le più disdicevoli), empatia con l’altro pur rimanendo consapevoli di ciò che si sente (e empatia non significa amare necessariamente l’altro, si può essere empatici anche nella rabbia e nell’odio).
La Gestalt è una ricerca di sé stessi, una ricerca di accettazione e amore per sé stessi, un percorso di conoscenza di sé stessi e degli altri esseri umani, che poi è l’unica cosa che conta davvero in psicologia.

La mia anima è una misteriosa orchestra;
non so quali strumenti suoni e strida dentro di me: corde e arpe, timpani e tamburi.
Mi conosco come una sinfonia.
Ognuno di noi è più d’uno, è molti,
è una prolissità di se stesso.

Fernando Pessoa

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