Saper ridere e saper piangere

Quanti sentimenti si provano nell’arco di una vita?
Rabbia, paura, frustrazione, invidia, solitudine, ma anche speranza, amore, serenità, felicità, entusiasmo.
Nessun sentimento è sbagliato. E’ sbagliato non saperli gestire.

Della mia infanzia, triste e felice al tempo stesso, ricordo una frase, così pesante e dura per me: “Non piangere” con alcune varianti che non ne cambiavano il significato, anzi, forse e dove possibile, lo indurivano.
“Cosa piangi?” “Non devi piangere” “Sii forte, non c’è bisogno di piangere”.

Maledizione! Avrei voluto dire.
Avrei voluto dire che per me c’era bisogno di piangere, se lo facevo, evidentemente, ne avevo bisogno. Questa frase dettami per cercare di rendermi più forte, insensibile e razionale mi ha resa totalmente emotiva, in balia della rabbia e dei sentimenti.
Aspetto che non disapprovo totalmente, ma, (perchè un ma c’è) disapprovo il fatto di non essere in grado di fronteggiare uno scontro, un diverbio, una lite senza piangere.

Io piango se litigo con un’amica, mi dispero se mi sento incompresa dal mio lui, anche con mio figlio la rabbia e il dispiacere mi fanno piangere. Le ingiustizie mi fanno sgorgare lacrime a fiumi. Sul lavoro non sono da meno. Se devo dire qualcosa che non mi sta bene, se devo dire no, io piango.
E insomma, che noia mortale!

Ma rido anche, lo giuro.
Rido di cuore. Sono sicura di sapere sorridere perchè se un bambino al parco si perde viene da me. Vorrà dire qualcosa o no?

Io non voglio che mio figlio cresca emotivamente incapace. Voglio che possa piangere quando ne sente la necessità, che possa ridere, piangere di nuovo e sorridere delle sue debolezze.
Non voglio che creda che la forza stia nel non piangere mai, come dicevano a me. Al contrario, sta nel piangere a perdifiato e poi risalire la china, lenti. Nel non mollare.
E allora che senta la vergogna e la sconfitta, sì. Ma che poi senta anche l’amore e la comprensione.

Io sarò lì al suo fianco ad accompagnarlo, giorno dopo giorno.
Quando piangerà non gli dirò di non farlo, gli chiederò dolcemente perchè lo fa e se non possiamo trovare insieme un altro modo per esprimere quello che sente.
Se riuscirò a liberarlo dall’umiliante pianto incontrollato, se sarà capace di piangere quando ne sentirà il bisogno, non avrò sbagliato del tutto il mio lavoro più importante. Il lavoro di crescere un uomo.

Photo credit: Oltre il passaparolaPausa Caffè

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5 Comments
  1. Ti rispondo da persona che piange per le stesse identiche cose, sempre e comunque, cresciuta piangendo anche se c’era un gattino che rimaneva da solo in mezzo alla strada e sgridata da tutti quelli che mi volevano forte e più donna! Non mi sono mai spiegata perché io non sappia far valere le mie ragioni senza piangere durante una lite, è sempre stato cosi con mia madre e mio padre ed è ancora cosi con il mio lui. E nonostante io mi vergogni di me stessa e di questa mia fragilità, io piango comunque, non ce la faccio a essere più forte!
    Io sto piangendo da ieri sera per svariati motivi e mai come ora mi sento confortata nel leggere queste parole! Grazie Vale, non volendo in questo momento in cui mi sento sola e sto continuando a piangere leggere queste parole mi ha fatto sentire capita e meno sola ed è come se avessi parlato con un’amica.
    Non sai quanto avrei voluto dire ieri sera,di fronte a chi si innervosiva dandomi della fragile, della vittima, della debole e della insicura a ogni costo, che se piango si vede che ho bisogno di piangere, si vede che è il mio modo di sfogarmi, di far passare la rabbia, o anche di far calare la tensione se sono felice! Perchè io piango anche quando sono felice, non posso farci niente! E’ solo un modo di essere, di essere me stessa e di non aver paura! A volte serve piangere per riprendere in mano la situazione e sentirsi più forti, serve piangere per superare le difficoltà e riprendere in pugno la situazione con più determinazione, forse è dalle lacrime che se ne vanno le paure!
    Non bisogna crescere trattenendo le lacrime, ognuno ha il suo modo di reagire di fronte a un’emozione che va vissuta fino in fondo nel modo che più ci sentiamo di voler vivere, nel nostro modo speciale, che è diverso per ognuno!
    E quindi sono d’accordo con te quando dici che tuo figlio deve sentirsi libero di sfogare a suo modo il suo sentimento, piangendo quando ne avrà bisogno e per tutto il tempo che gli servirà!
    E adesso che non piango più sto meglio anche io,e vedo di nuovo tutto con più semplicità.

    • Carla, grazie.
      Grazie perchè mi hai raccontato un pezzettino di te. Grazie anche perchè, tu, mi hai fatto sentire meno sola in questa mia, anzi nostra, fragilità.
      A volte mi viene da pensare che gli altri, quelli che non sanno piangere, hanno paura delle lacrime.
      Con il tempo ho anche imparato che il dolore va lasciato sfogare, non bisogna averne paura. Solo così, poi, passa davvero. E non mi importa cosa dicono gli altri.
      Quindi facciamoci forza.
      Almeno sappiamo che non siamo le sole ad avere il pianto facile :)
      Un abbraccio forte.

  2. questo post è assolutamente stupendo, è tutto quello che penso anch’io, è tutto quello che cerco di insegnare ai miei alunni a scuola. Reprimere le emozioni non serve a nulla se non ad indurci cuore. La via per Repremere

  3. Pingback: Il Suo Essere Teneramente Piccolo | Switch In a Tortona

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