Come spiegare la morte a un bambino?

Voi tutti lo sapete che io amo parlare di quanto la vita sia bella e di come bisogna godersela a pieno. Ma la vita non è solo vita, è anche, purtroppo, morte. Quest’antro buio dove, prima o poi, finiamo tutti.
La morte fa paura. Ci lascia soli e fragili e indifesi.

Come possiamo, quindi, spiegare la morte a un bambino?
(Augurandoci di non doverlo fare mai, o il più tardi possibile o comunque mai con gli affetti più cari).
In questo caso, da atea convinta, credo che la religione (una qualunque religione) aiuti. Chi crede davvero che di là da questa vita ci sia qualcosa, fosse il paradiso o la reincarnazione, è facilitato nel compito. Basta raccontarlo, cosa c’è di là.

Ma io, io che mi professo non credente, cosa dovrei dire ai miei figli?
Che la vita semplicemente finisce? Che non c’è più domani?
No, non lo farò.

Dirò loro (e l’ho già fatto) che chi non c’è più è volato in cielo. In quel cielo sempre terso dove le nuvole non sono mai grigie, ma bianche e soffici come panna. Dove anche i cani hanno le ali e diventano cani volanti. Dove non è mai né troppo freddo né troppo caldo. Dove l’orizzonte è immenso e tutto intorno vedi solo l’azzurro del cielo e del mare e il verde dei prati.
Dove tutti sorridono e sono, finalmente, felici. Dove il domani non è più una preoccupazione.

E’ questa l’unica morte che mi sento di spiegare per ora ai miei figli, avranno tutto il loro tempo per disilludersi.
E, spero, per illudersi di nuovo.

Alcune foto di come mi immagino sia il paradiso, se c’è. 

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